New York

Come molte altre ragazze della mia generazione, ho sognato guardando Sex and the city, colazione da Tiffany e da qualche anno sono un’appassionata di molte delle serie trasmesse su Fox Crime come CSI NY e Law and Order.
Ho letto alcuni libri ambientati nella grande mele, tutti romanzi da spiaggia.
Spesso le aspettative superano la realtà per questo quando abbiamo chiamato un taxi arrivati al JFK ero pronta a tutto.
Il nostro albergo era a duecento metri da Time Square e quando l’ho scorciata dal finestrino ho avuto subito un tuffo al cuore.
Osservato allungando il collo e seguendo con lo sguardo ogni luce, ogni grattacielo, ogni persona che scorreva davanti ai miei occhi.
Avevo sentito pareri discordanti su questa città, c’è chi ne è rimasto innamorato e chi invece deluso.

Appena lasciati i bagagli siamo scesi in strada. Ho alzato gli occhi al cielo e avevo difficoltà a trovare la fine dei grattacieli che erano intorno a noi.
Non c’è stato un momento durante i cinque giorni trascorsi  lì in cui mi sia sentita una “straniera” ed è forse questa la magia di New York, è una città che accoglie tutti, che è di tutti. Non importa che tu sia italiano, che abbia i capelli rosa, o vada in giro solo un paio di boxer e una chitarra. Ognuno è se stesso e nessuno giudica. Non si arrabbiamo se non hai un’ottima pronuncia, cercano di parlare più lentamente se non li capisci.
Ora capisco perchè Carrie andava in giro con disinvoltura con i suoi fantastici abiti. Perchè molte storie d’amore sono ambientate a NY.
I negozi, le luci, la vista dall’empire state building, la statua della libertà è tutto esattamente come lo avevo immaginato, anzi meglio.
I tassisti, central park e quel che rimane delle torri gemelle.
Ecco, world trade center mi ha commossa e tanto.
E ho potuto dividere queste emozioni con Marco che difficilmente si entusiasma e invece mi ha promesso che ci torneremo.
Ma io ci tornerò ogni volta che la vedrò in tv o la leggerò in qualche libro perchè mi è rimasta dentroDSCF3475DSCF3389DSCF3406DSCF3575DSCF3460DSCF3454

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Non sono una signora

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Se qualche anno fa mi avessero che detto che mi sarei sposata non ci avrei creduto.

In realtà non ci ho creduto fino a sabato 6 luglio, nel momento in cui sono entrata in chiesa con mio padre.
Marco è entrato nella mia vita per caso, in una sera di inizio ottobre, durante una cena di compleanno.
Era il periodo in cui non volevo confrontarmi con nessuno e pensavo solo a me stessa.
E invece lui è riuscito a lasciare tutto così come era, mi ha insegnato a pensare a me stessa, ma nella maniera giusta. A volermi bene e ad amarlo senza condizioni.

Non ho subito nessuna strana metamorfosi, non mi sono trasformata in una signora.
Ogni tanto, però, durante la giornata guardo la mia mano sinistra e la fede le brilla al dito e realizzo che mi sono sposata.
Non ho avuto nessuna paura. E’ stato come organizzare una grande festa in NOSTRO onore per i nostri amici e parenti.
Marco e io siamo diversi, a volte vorrei che condividesse di più i miei interessi e lui sicuramente vorrebbe che fossi più ordinata.
Ma quando siamo insieme siamo come avvolti da una nebbia invisibile che nasconde le nostre diversità e fa in modo che ci siamo solo noi e il nostro amore. 
Questo conta.

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Vacanze Romane

Sono tornata ieri sera da una delle mie fughe nella città eterna.. Sono stati giorni pieni di emozioni, di amiche. Mi sono riempita gli occhi di cose belle, bevuto una bottiglia di vino bianco come ai vecchi tempi con Margherita.
Passeggiato per il centro con Diletta e scambiato pettegolezzi vari e aggiornamenti sui nostri reciproci matrimoni.
Lunedì sono arrivate mia zia, mia cugina Sara e la sua biondissima figlia Rachele. Non ci vedevamo da più di due anni.
La sera ho cenato con le mie amiche di sempre al T-Bone station a ponte Milvio. A parte Ambra, che è in dolce attesa, eravamo tutte a dieta, che tristezza!!
Ieri pomeriggio Sara, Simona, Rachele e io siamo andate da Eataly e ci siamo perse tra gli scaffali di prelibatezze a prezzi non esattamente economici.. però una fetta di torna all’area di Montersino ce la siamo concessa. Io ho preso la crostata Armonia di caramello. Una base di pasta frolla con uno strato di caramello e sopra una mousse al cioccolato caramellato che mi sono promessa di replicare a casa.

Roma mia, ci vediamo tra 10 giorni.

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Un pranzo di privamera

 
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Un anno di te..

521674_10151132108838668_464266994_nEra solo un anno fa quando sei entrato nella nostra casa. Sei entrato insieme a noi, insieme a mobili, insieme alle prime spese. C’era chi ci diceva che era presto per avere un cane, che prima dovevamo sistemare la casa.
Eri piccolo in quello scatola e mi guardavi con i tuoi occhioni scondinzolando. Io non avevo mai avuto un cane prima di te. Ma quegli occhioni mi hanno catturato.
Sic, abbiamo deciso di chiamarti come Marco Simoncelli. Come un grande campione.
Da piccolo correvi in corridoio con in bocca una pantofola più grande di te. Facevi la pipì ovunque, per non parlare della cacca. La prima uscita al mare ti sei raffreddato e preso la congiuntivite e Marco e io la sera soffrivamo per te nel metterti le gocce.
Ci hanno detto che dovevamo educarti, che non dovevamo cedere. Che non dovevi dormire sul divano, figuriamoci sul letto!!
Che dovevi mangiare solo nella ciotola e solo la tua dose giornaliera di croccantini. Ci hanno detto che un cane è un impegno e anche un impiccio perchè non può mai stare solo.
La verità è che io non posso stare sola, senza di te. Sono io il tuo impegno, caro Sic.
Dopo dodici mesi guardi la tv con noi sul divano e devi stare in mezzo tra me e Marco. Fai colazione con noi coi il tuo bastoncino. Mi attendi diligentemente sdraiato sui miei piedi quando sono allo specchio a truccarmi. Abbai di gioia quando vedi che prendo la borsa o mi metto il cappotto perchè sai che è il momento di uscire.
Non c’è cane che ti spaventi e sei amichevole con tutti.
E’ vero, soffri quando sei solo ma la gioia che mi dai quando la sera torno e impagabile. L’amore che mi\ci dai non si può descrivere. Quando mi baci hai il potere di scacciare tutti i brutti pensieri dopo una giornata negativa.
Dopo un anno posso dire di essere una pessima padrona, il davano è la tua cuccia, non tocchi un croccantino nella ciotola neanche se stai morendo di fame, rompi l’anima ogni volta che ci sediamo a tavola e ci guardi con gli occhi uno che non mangia da una vita pur di elemosinare qualcosa. Dormi con noi e quando ci addormentiamo provi pure a infilarti sotto le coperte. Eppure io ti amo ogni giorno, sei parte della nostra casa, della nostra famiglia.
Buon primo anno con noi, segugio!

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Chi dice donna dice danno

Qualche tempo fa ero convinta che sarei stata più felice se fossi nata uomo. Credevo che il fatto di non dove subire gli effetti del ciclo mestruale con annessi dolori e sbalzi d’uomore ogni mese fosse un privilegio. Doversi curare in tutte le occasioni formali  fosse un supplizio. Dover indossare tacchi scomodi durante le cerimonie, dover dare un senso ai propri capelli, fare dolorosissime cerette, curare le sopracciglia per non sembrare uno scimpanzè era solo una condanna. 

Oggi, alla soglia dei 30 ringrazio il cielo di essere nata donna. Che poi scrivere un articolo del genere OGGI suona proprio banale. 
Ma la verità è che più conosco gli uomini più riesco ad apprezzare le donne. Le mie donne. Le mie amiche. Quelle che mi sono scelta. Anche se un rapporto di amicizia uomo|donna è tanto raro quanto prezioso.

Essere donna è faticoso ma gratificante. Essere donna significa 

guardarsi allo specchio e non piacersi mai. Significa essere guardata come se fossi un alieno quando parcheggi in sole due manovre. Significa incassare sguardi e commenti volgari quando sei sul posto di lavoro.

Significa innamorarsi sempre con la stessa intensità anche dopo una storia finita e rimettersi in gioco. Ripartire da zero.

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Il cuore delle donne è come un pungiball, puoi prenderlo a calci, a pugni ma dopo tornerà sempre al suo posto.
Essere donna è anche fare del sano gossip, è prendere un aperitivo con le amiche e sentirsi bene. Piangere davanti ad un film.
Essere donna è scegliersi le amiche e scegliersi l’uomo, quello giusto e lottare per lui. Essere donna è rendere felice e non solo essere felice. E’ costruire un rapporto d’amore e curarlo ogni giorno. E’ scoprire le proprie passioni e coltivarle senza metterle in secondo piano. E’ rispettarsi e farsi rispettare. 

E’ anche essere single e volersi bene. Fare quello che si sente e non sentire ciò che dicono gli altri.

Per me essere donna non è piangersi addosso e non reagire. Non è tenersi per forza quell’uomo che non ci apprezza o insistere nel tenere in piedi una storia che ci fa solo del male. Non è fare finta di niente. Il fatto che siamo più sensibili degli uomini non implica che dobbiamo soffrire per ottenere delle attenzioni. 

Le scelte che facciamo ricadono solo su di noi. Una donna deve saper stare sola e conoscersi. Conoscere e sfruttare i propri punti di forza e conoscere e affrontare anche le sue paure e non evitarle. Una donna deve sempre avere un’amica con la quale parlare davanti a una tazza di thè o un bicchiere di vino e non deve permettere a nessuno di decidere per lei quali amicizie frequentare. Per me essere donna è essere se stessa senza se e senza ma.

Ed è questo quello che auguro alle donne a cui voglio bene.

 

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Una mattinata qualunque

Ammettiamo che in questi giorni sono un pò più suscettibile del solito. Prendiamo in considerazione che mi sta mancando Roma.
Il lunedì mattina il negozio sta chiuso, così stamattina ne ho approfittato per sbrigare un pò di cose.
Prima di tutto il passaporto.
Ero già stata in questura lunedì scorso ma non avevo capito che c’erano due bollettini da pagare, uno postale e uno telematico. La cosa me l’ha dovuta spiegare l’impiegato che sta all’ufficio passaporti, a contatto col pubblico, ed era sordomuto.
Insomma, questa mattina, dopo essere andata alla posta ero di nuovo in questura.  Questa volta l’impiegato sordomuto era impegnato e mi ha ricevuto un poliziotto.
“Signorina questa foto non va bene!”
“Perchè?” ho chiesto stupita
(Avevo fatto la foto tirando dietro la frangia con una molletta in modo da avere la fronte scoperta, come mi avevano detto la volta precedente)
“Il visto non è scoperto?”
“Ma come? ho il capelli tirati indietro!”
“Si ma non ha tutti i capelli tirati dietro, non si vedono le orecchie. Io lo dico per lei, potrebbero farle storie alla frontiera.”
Convinta che al tipo non vada di farmi il passaporto me ne esco sconsolata consapevole che dovrò tornare lunedì prossimo.
Decido allora di andare al comune a richiedere l’autorizzazione per li pubblicazioni di nozze. Dopo un’attesa di mezz’ora il signore dietro allo sportello mi chiede gentilmente di tornare domani perchè oggi ci sono le elezioni e sono molto indaffarati nel consegnare le tessere elettorali di chi le ha richieste all’ultimo minuto.
Allora, visto che ho ancora tempo decido di concludere qualcosa andando dal medico, farmi segnare i controlli per la tiroide e chiedere informazioni per fare il cambio visto che il mio medico ufficiale è ancora quello di Roma.
Il dottore esce dal suo studio mi guarda “Sei qui per me?”
“Si..”
“Ehm.. vado molto di fretta. Ma comunque entra”
Gli spiego il tutto senza neanche sedermi e mi risponde velocemente tanto che non riesco a capire quasi nulla, se non che devo tornare nel pomeriggio con le vecchie analisi e il referto in cui si attesta che soffro di tiroidite cronica autoimmune per farmi avere l’esenzione.
Uscita dallo studio medico vengo stata assalita da un’improvvisa (mica tanto) voglia di sfogarmi in un pianto isterico. Ho quasi rimpianto le tempistiche di Roma, dove se hai bisogno di un’ecografia fai prima ad andare al pronto soccorso o rischi che il primo appuntamento libero sia in un’altra decade.
Poi Marco ha intuito il mio imminente crollo mi ha guardata, mi ha abbracciata e mi sono ricordata il vero motivo per cui sono venuta quì.

(Per un pò mi sono placata, ma Roma continua a mancarmi un pochino)

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Canzoni

“Ci sono canzoni che ascolti per la prima volta che creano una voragine in testa dove cadono i pensieri e i ricordi più nascosti.
Ogni volta che ascolterai quella canzone si riaprirà quella voragine. E non potrai fuggire da quel ricordi.”

Questa è una frase che ho scritto qualche mese fa. Oggi un’amica me l’ha riportata alla mente. Prima, quando avevo molto più tempo per me, la musica era jogging per la mia mente. Mettevo le cuffie, selezionavo la playlist e mi immergevo nel mondo che volevo. Chiudevo gli occhi e mi lasciavo trasportare dai pensieri che viaggiavano a ritmo delle canzoni.
Ci sono brani però ti trascinano con violenza nel passato, a situazioni che avevi dimenticato. Situazioni che solo la musica più far riemergere con la stessa intensità di emozioni con la quale li hai vissuti la prima volta.
E’ forse sbagliato ricercare quelle emozioni anche quando la realtà attuale è totalmente diversa??
C’è “sarà migliore” di Vasco, che per giunta non ascolto più, che mi fa ricordare un momento preciso della mia vita, mi riporta ad una Marzia che ormai non c’è più. C’è la colonna sonora del film “il fantastico mondo di Amelìe”, c’è “Into a darkened room” dei Depeche Mode, c’è “eppure mi hai cambiato la vita” di Fabrizio Moro.
Il problema è che spesso ci rimane più dentro ciò che ci fa soffrire, ciò che ci ha fatto male. Sono le esperienze negative che ci segnano di più, sono quelle cicatrici che bruciano quando ascoltiamo alcune canzoni. Che bruciano anche quando quella realtà sembra lontana anni luce, ma infondo non lo è. E’ ancora dentro di noi.

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San Valentino: 10 anni fa.

Ok, lo so che non è ancora san Valentino ma la tv e internet non fanno altro che ricordarci che è ormai alle porte (“e non aprite!” come si legge in giro)
E’ molto difficile per chi ha avuto un blog per molti anni ritornare a scrivere. Soprattutto scrivere qualcosa di sensato riguardo ad un argomento specifico. Da quando ho Facebook ho accantonato e successivamente chiuso quello che è stato il  mio blog per anni.
Però oggi sono particolarmente ispirata.
D’altronde è la festa degli innamorati e tutti hanno qualcosa da dire sull’amore. No?
In realtà non ricordo quale sia l’ultimo san Valentino passato da sola. Ma ho sempre SEMPRE evitato di festeggiarlo.  Ripensando però al 14 Febbraio del  2003 mi sono ricordata di un aneddoto.
Tralasciando con chi ero fidanzata il quel momento, che poi è stata una storia di 3/4 per me (per lui è durata più di un anno, ma si sa che in amore tutto è concesso. Anche far finta di non capire che si è stati lasciati)
Mi ricordo di aver mandato un sms a una mia amica che tendeva durante questa insulsa giornata a sentirsi triste e sola dicendole che le volevo bene è che c’erano tante forme di amore, come l’amicizia.
So che quel messaggio le aveva fatto piacere e così avevo deciso che per ogni san Valentino le avrei scritto qualcosa di unico riguardante noi due.
Chi mi conosce sa che sono una persona tendenzialmente “fredda” o comunque restia ad esternare i miei sentimenti. Che è più facile per  me fare una doccia ghiacciata che dire TI VOGLIO BENE.
Ma torniamo al centro del discorso.
Non essendo una FAN della festa degli innamorati mi innervosisce chi si sente obbligato ad andare a cena fuori pagando un menù fisso, a regalare rose, cuori gonfiabili e baci perugina. Ma la cosa peggiore è vedere gente, e parlo di persone over 30, andare in depressione o almeno provare un senso di tristezza nel non avere qualcuno accanto. O semplicemente rosicare perchè quel giorno le coppie festeggiano. Ovviamente il rosicamento per essere accertato deve essere manifestato e molti non si fanno problemi a scrivere il loro disprezzo verso una ricorrenza che non ha alcun valore.
Ma come si può?  Forse domani è l’unico giorno in cui preferirei essere single.
Proprio come l’otto marzo preferirei essere un uomo.
Fatto sta che l’amica a cui ho scritto il messaggio per parecchi san Valentino non è più mia amica e a volte mi chiedo se si può rimanere più delusi da un’amicizia finita male che da un amore.

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